Photo optimization e sua utilità per il designer

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Cos’è la photoes optimization?

La photoes optimization è l’attività in post produzione per ottimizzare una foto in base ai criteri  fotografici, ma anche eliminare i difetti di esposizione, di bilanciamento del bianco e del colore, eliminare le aberrazioni cromatiche. La photo optimization, che non va confusa con il foto ritocco o con il fotomontaggio, cioè quelle attività che comportano la modifica della realtà e dei soggetti della fotografia,  è l’insieme delle attività volte sostanzialmente a ripristinare le condizioni reali esistenti al momento della fotografia con l’eliminazione dei difetti della macchina fotografica o degli errori del fotografo. Bisogna altresì precisare che il confine tra la photo optimization, il foto retouching e il photomontage è spesso labile e le tre tecniche sono a volte usate contemporaneamente.

Premessa

Il presente articolo non pretende di essere esaustivo, ma è volto a contribuire a fornire una metodologia generale del flusso di lavoro della photo optimization. Non saranno quindi trattati gli spetti tecnico-operativi, ma le fasi generali, con particolare attenzione all’analisi preliminare dell’immagine, al fine di scegliere le tecniche operative più adatte per ciascuno scatto e l’ordine di esecuzione degli interventi da effettuare. Non è possibile dettare una regola generale che valga per tutte le fotografie, né per le categorie di immagini (paesaggi, ritratti, foto sportive), perché ogni immagine ha caratteristiche differenti. Comunque tenete sempre ben presente che il risultato finale dipende in gran parte dalla qualità della fotografia: da uno scatto di grande qualità si possono ottenere risultati eccellenti, mentre una pessima foto può essere corretta e migliorata, ma non avrete mai risultati ottimali. Quindi per testare e migliorare le vostre capacità utilizzate sempre foto di qualità che, all’occorrenza, possono essere facilmente reperibili nel web.

La tecnica di photo optimization

La prima fase consiste nell’analisi accurata della fotografia per determinare la corretta esposizione, il bilanciamento del bianco, il bilanciamento del colore, il rilevamento di eventuali aberrazioni cromatiche, eventuali involontaria inclinazione della macchina fotografica rispetto agli assi orizzontale, verticale e l’asse di prospettiva, eventuali deformazioni dovute all’obiettivo della macchina fotografica, il tutto senza intervenire ancora sull’immagine. E’ bene dedicare un tempo sufficiente a questa fase, perché da essa dipende il risultato finale dell’intervento di post produzione.

Si deve, inoltre, distinguere tra un fotoritratto, un immagine paesaggistica, e una fotografia di soggetti in movimento, in quanto le esigenze sono diverse e il processo segue strade diverse, come vedremo di seguito.

Si deve, successivamente, procedere ad analizzare l’insieme dell’immagine per capire cosa il fotografo voleva effettivamente riprendere e trasmettere ai soggetti destinatari della fotografia.

La photo optimization viene per la maggior parte effettuata con i software di Adobe o, tra quelli gratuiti più diffusi, Gimp senza trascurare le funzioni possibili con i software forniti dai produttori di macchine fotografiche, che spesso sono sottovalutate e che possono fornire un aiuto importante, almeno per le fasi preliminari. In questo articolo faremo riferimento a tecniche comuni ai software più diffusi, senza privilegiare uno all’altro, così da facilitarne la comprensione al più vasto numero di persone.

L’analisi preliminare dell’immagine

Come detto a questa fase va dedicato un periodo sufficiente a capire se la fotografia è sovra o sottoesposta sia globalmente che nelle singole parti, nella stessa immagine, infatti, si possono avere parti sovraesposte ed altre sottoesposte, quindi bisogna effettuare un’esame molto accurato per decidere il tipo di intervento da applicare. Si deve inoltre verificare il corretto bilanciamento del bianco, capita infatti a volte che gli elementi bianchi appaiano nell’immagine come grigi o abbiano influenze da elementi di altri colori, è allora necessario ridare ai colori il loro aspetto reale. Ci possono, poi, essere difetti molto comuni come ad esempio gli occhi rossi, sempre per effetto di riflessi o rifrazioni, o involontarie inclinazioni della camera rispetto agli assi verticale e orizzontale o dovuti alla prospettiva della fotografia. Non ultimo l’esame degli fenomeni di aberrazione cromatica che sono spesso poco visibili e richiedono uno zoom del 200 o 300% dell’immagine per essere individuati. Tutte le operazioni di rettifica dei difetti sopra descritti vanno effettuate prima di procedere ad ulteriori modifiche della fotografia al fine di non compromettere le fasi successive. Queste correzioni possono essere fatte quasi sempre con i software forniti dai produttori delle macchine fotografiche, senza quindi bisogno di acquistare software o imparare ad utilizzare i programmi gratuiti.

Pianificare il workflow

A questo punto in base al tipo di immagine, l’obiettivo finale e il messaggio che si vuole dare con lo scatto, si deve pianificare il flusso di lavoro per evitare errori irreparabili e compromettere il risultato finale.

Iniziamo a distinguere il tipo di soggetto ripreso, paesaggio, ritratto o scatto di elementi in movimento. Un paesaggio solitamente trasmette all’occhio un insieme di impressioni ed emozioni che devono essere sottolineate o ammorbidite per trasmettere  il messaggio voluto. Prendiamo ad esempio l’immagine di una montagna innevata: chi guarda vede quanto ripreso con la macchina fotografica ma, allo stesso tempo, può ricordare l’ultima vacanza sulla neve e le emozioni allora provate o magari al suo sogno di andare a fare una vacanza immersi nella natura.

Photoes optimization

 

A chi non piace questa fotografia? E’ un immagine trovata sul web ed è di qualità, ha una buona esposizione, un’inquadratura ottimale, un soggetto stupendo. Può essere migliorata? Difficilmente, ma proviamo ad analizzarne i dettagli. Dicevamo che l’esposizione è buona: la luce è equilibrata in quasi tutte le zone ma, essendo controluce, si nota che nella zona superiore a destra l’esposizione è sicuramente superiore in quanto c’è la luce solare. Ma questo effetto è stato sicuramente ricercato dal fotografo proprio per dare più risalto al paesaggio e si notano facilmente tutti i dettagli in primo piano: sembra quasi di poter toccare la neve. L’immagine ha un’ottima profondità: l’occhio riesce percepire la distanza tra la neve in primo piano e gli alberi, che arrivano sino all’orizzonte, grazie alla messa a fuoco e la corretta regolazione del diaframma. Ci sono fenomeni di aberrazione cromatica sull’albero alla destra, ma sono di trascurabile entità e non creano quindi problemi di post produzione. Quali interventi si possono allora prospettare? A mio parere l’unico intervento consigliabile è quello di dare un effetto più caldo se ad esempio la fotografia è destinata a pubblicizzare una a località destinata principalmente alle coppie, o magari trasformare il paesaggio come se la foto fosse stata scattata al tramonto.

Vediamo il primo esempio: ridurre la luminosità solo sulla parte superiore dell’immagine può dare un effetto più caldo e far risaltare qualche sfumatura in più del cielo. L’intervento è di modesta entità ed è difficilmente notato da un occhio poco esperto.

Photoes optimization

 

Un altro possibile intervento è quello di bilanciare i colori per dare l’effetto di una fotografia scattate durante il tramonto: come potete osservare il risultato non è ottimale a causa delle alte luci molto intense, se invece il sole fosse stato inquadrato in maniera più marginale, la modifica avrebbe avuto una migliore riuscita.

Photoes optimization

 

Ma è proprio questo il fulcro della photoes optimization: non è possibile ottenere qualsiasi risultato che noi immaginiamo con uno scatto qualsiasi, si deve analizzare ogni aspetto dell’immagine originaria ed immaginare il risultato voluto ma anche quello possibile.

La pianificazione del flusso di lavoro, quindi, deve prevedere la sequenza dei passaggi di modifica e correzione dei difetti secondo uno schema ben preciso che varia da foto a foto e dall’effetto finale desiderato. I principali software prevedono l’utilizzo, infatti, di vari livelli sovrapposti, e modificando l’ordine degli stessi si ottengono modifiche diverse con risultati diversi. Se ad esempio si modifica la luminosità dell’immagine su un livello e successivamente si interviene sulla vivezza dei colori su un altro livello, si ottiene un determinato risultato ma se poi provate ad invertire l’ordine dei due livelli vedrete che l’immagine appare in modo diverso. Vi sono poi modifiche, che modificano irreversibilmente l’immagine originaria, per cui non si può successivamente cambiare la regolazione e ciò comporta la necessità di ricominciare da capo il lavoro. Ecco allora che lo studio degli strumenti e delle tecniche di lavoro assume un’importanza fondamentale nel processo di ottimizzazione.

Utilizzare le tecniche appropriate

Dopo l’esame preliminare dell’immagine e la pianificazione del workflow si deve procedere alla scelta delle tecniche di lavoro da utilizzare. I principali software, infatti, prevedono l’utilizzo di diverse tecniche per lo stesso risultato e c’è quindi la possibilità di sceglierle in funzione delle caratteristiche della fotografia originale, al fine di ottenere i risultati migliori. Sinora abbiamo utilizzato i termini fotografia e immagine come sinonimi, ma in realtà se dobbiamo ottimizzare un rendering non possiamo certo parlare di fotografia, in quanto le caratteristiche possono essere molto diverse. Se ad esempio volgiamo ottimizzare il rendering di un albero dobbiamo considerare che non abbiamo di fronte la fotografia di un albero, perché le caratteristiche possono essere diverse ed a volte opposte a quanto ci si aspetterebbe: come è stata elaborata l’immagine dell’albero poi renderizzata? Come è stato posizionato il sole e che tipo di luce irradia, come reagiscono il legno e le foglie “create” nel render al variare della luminosità in postproduzione?

L’utilità per il designer

Indubbiamente la tecnica di photo optimization deve far parte del bagaglio del designer, sia esso specializzato nella creazione di siti, dove le immagini hanno un importanza crescente, sia nelle altre attività della professione, come la creazione del brand, la preparazione di brochure ecc. Una buona preparazione in questo campo può fornire un valore aggiunto e permettere di aumentare la qualità dei servizi forniti. Non sono un guru della photo optimization, ma con questo articolo intendo stimolare i colleghi all’apprendimento delle tecniche e dare un contributo basato sull’esperienza maturata, contributo che si sostanzia nei consigli suesposti per indirizzare il lavoro di approfondimento della photo optimization: nel web è disponibile un’enorme quantità di tutoria e videotutorial, ma spesso sono fuorvianti e a volte trattati in modo poco professionale.

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